La mattina del 10 Luglio 1955 il sacrestano Luigi Barboni sta navigando sul lago di Castel Gandolfo, a ridosso della riva, quando qualcosa cattura la sua attenzione. L’uomo scorge un mucchio di fogli di giornale accatastati in modo troppo confuso… e si avvicina. Sotto di essi (copia del Messaggero datata 5 giorni prima) la terribile scoperta: il corpo di una donna, in evidente stato di decomposizione, decapitato e completamente nudo. Fatta eccezione per la presenza di un orologio da polso, dalle piccole dimensioni, di marca Zeus. Si tratta di una donna alta 160 cm. circa, dalla corporatura normale, abbronzata e curata nei particolari (le sue unghie sono ben smaltate di rosso). Nelle immediate vicinanze vengono ritrovati alcuni effetti personali (orecchini e portachiavi) ed una foto raffigurante un uomo ed una donna ripresi mentre si abbracciano.
Successivamente il medico legale stabilirà che prima di essere stata decapitata alla donna sono state inflitte 5 coltellate di cui una, fatale, le avrebbe reciso la carotide. Ma non è tutto.
L’assassino, ancor prima di far sparire il cranio (mai più ritrovato) e quando il corpo era ancora in vita, ha provveduto a strapparle le ovaie. Probabile che l’atrocità sia stata commessa da mani esperte, forse quelle di un chirurgo.
Viste le condizioni del corpo risulta molto complicato associarlo ad una identità… ma l’assassino un errore lo ha commesso. L’orologio infatti appartiene ad una marca ed un modello dei quali sono stati venduti solo 150 esemplari. Gli investigatori passano così al setaccio ogni punto vendita e presto risalgono all’identità della donna: si tratta di Antonietta Longo, una ragazza di 30 anni circa, che lavorava in qualità di domestica presso la famiglia del medico Gasparri il quale ne aveva denunciato la scomparsa alla fine del mese di Giugno.
Ci si chiede quindi chi era Antonietta e perchè sia andata incontro a questa terribile fine…
Si dice fosse una instancabile lavoratrice, qualche storia d’amore ma nulla di serio. Ma analizzando successivamente i suoi ultimi mesi di vita grazie anche all’aiuto di alcune sue amiche, si viene a scoprire che qualcosa in Antonietta sia cambiato in modo radicale. Verso la metà di Maggio chiede al suo datore di lavoro un mese di ferie per tornare in Sicilia. Poco dopo il suo ritorno riceve una lettera (datata 30 Giungo) della quale mai si verrà a conoscere il contenuto. Dopodiché preleva tutti i suoi averi (214 mila lire) presso una cassetta situata in zona stazione Termini a Roma ed invia una lettera ai suoi parenti nel corso della quale racconta di essere molto innamorata e di essere ricambiata nel suo affetto… “Tra poche ore sarò sua. Spero di sposarlo e darvi la gioia di un nipotino”.
Antonietta Longo esce dalla sua abitazione la mattina del primo Luglio, portando con se un biglietto del treno che avrebbe dovuto riportarla al suo paese natale, Mascalucia… Sicilia. Ma si ferma qualche giorno presso una pensione che lascerà proprio il 5 di Luglio, ossia lo stesso giorno datato sui giornali che ricoprono il suo cadavere e lo stesso in cui scrive la lettera ai suoi genitori.
Chi sarà mai l’assassino di Antonietta e, probabilmente, di suo figlio? Non si saprà mai.
Verrà interrogato il suo presunto fidanzato, un uomo di nome Antonio, ma non verrà mai incriminato. Non verranno mai più ritrovati i suoi risparmi ritirati qualche giorno prima e verranno invece rinvenute le sue valige presso un deposito della stazione Termini. Con loro anche un tipico corredo matrimoniale.
Il corpo di Antonietta Longo, soprannominata poi “la decapitata del lago”, riposa nel cimitero di Mascalucia ed il suo assassino non ha mai avuto un volto.
Foto e link dai siti www.misteriditalia.it/…/decapitata/longo.jpg http://robertosantini.splinder.com/tag/cronaca+nera+caso+longo
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